Il Calendario delle Chiese dell’Emilia-Romagna 2026-2027
Il Calendario delle Chiese dell’Emilia-Romagna è un’agenda giornaliera che inserisce la quotidianità, il nostro tempo, dentro al tempo di Dio, ai misteri della salvezza celebrati nella Chiesa. La scansione del tempo, il suo ordine, prima di rispondere a dei criteri “sociali” è frutto della stessa celebrazione cristiana: la centralità della domenica e delle feste del Signore affermano la necessità della vita nuova donata nella morte e risurrezione del Figlio di Dio. L’anno e il tempo, in questa prospettiva, non sono inermi contenitori delle nostre attività, ma è realmente l’Anno del Signore, ovvero il tempo è celebrazione stessa di Cristo, dell’Eucaristia, della Liturgia delle Ore, del suo amore, della sua presenza.
Ci auguriamo che questo libro possa essere di aiuto ai presbiteri che devono ordinare le celebrazioni nelle parrocchie, ma anche alle tante persone che intendono celebrare il Signore Risorto con la Chiesa, nella preghiera personale, familiare o comunitaria.
Altre info e materiali: www.liturgiaemiliaromagna.it/calendario-liturgico-regionale
INTRODUZIONE
La risurrezione: il caso serio del cristianesimo
Sessant’anni orsono veniva pubblicato in Italia a cura dell’editrice Queriniana il saggio del teologo svizzero Hans Urs von Balthasar dal titolo suggestivo: «Cordula, ovverossia il caso serio». L’autore del testo, richiamando il martirio della martire cristiana Cordula, fondato sulla testimonianza resa da Gesù nella sua Pasqua, così si esprime in un passaggio decisivo a p. 129: «In qualsiasi condizione cristiana viva, il fedele vive sempre in base alla morte e allarisurrezione, perché tutta l’esistenza del cristiano è il tentativo di una risposta di ringraziamento “nella fede al Figlio di Dio, che mi amò e diede sé stesso per me” (Gal 2,20)». Il caso serio del cristianesimo, pertanto, è costituito del mistero della testimonianza suprema di obbedienza, di amore e di libertà che Gesù stesso ha narrato con la sua vita compiendo in tutto la volontà del Padre per la salvezza dell’umanità. Tutto ciò trova nell’evento della croce e della risurrezione delSignore Gesù, il mistero della Pasqua del Figlio, Messia atteso e sperato, il suo vertice di rivelazione; in esso è stato manifestato a tutti in pienezza il senso della vita cristiana come vita per Gesù il Cristo, con lui e in lui.
Da ciò scaturisce, quale conseguenza esplicita, che la vocazione, la missione evangelizzatrice e la testimonianza dei credenti trovano il loro fondamento radicale nel mistero della passione, morte e risurrezione del Signore. Come è vero che la Chiesa nasce sotto la croce, nella pienezza del mistero pasquale, la sua testimonianza è sorretta e guidata dall’azione dello Spirito Santo che le fa memoria continuamente della sorgente da cui è scaturita ed ha iniziato il suo cammino. Pertanto è decisivo per la Chiesa ribadire la centralità del mistero della Pasqua di croce e di risurrezione delSignore in ogni tempo, annunciando che Cristo è il vivente, «lo stesso ieri, oggi e per l’eternità» (Eb 13,8). Per questo motivo, l’apostolo Paolo ha posto al centro della sua missione evangelizzatrice l’evento della croce gloriosa delSignore, contenuto essenziale e imprescindibile del cristianesimo: «Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni, infatti, di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e, questi, crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sullamanifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sullapotenza di Dio» (1Cor 2,1-5). Questo permette all’apostolo di precisare il messaggio fondamentale della testimonianza di Gesù nella quale ogni discepolo dimora: «A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5). In un tempo nel quale si va alla ricerca di motivazioni altre per vivere l’esperienza cristiana, omologandola a criteri di valutazione esclusivamente mondani, prigionieri dellavisibilità, della notorietà, dell’efficacia e della rilevanza sociale e politica dell’azione della Chiesa, è necessario ribadire come l’apostolo che davanti al mondo i discepoli del Signore ritengono «di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e, questi, crocifisso», risuscitato dai morti il terzo giorno e atteso nel suo ritorno glorioso come ha promesso. Ilmessaggio di quella speranza che non delude (cfr. Rm 5,5) e che l’umanità oggi attende sta racchiuso in quell’annuncio che Gesù ha consegnato a Marta e a Maria, le sorelle dell’amico Lazzaro morto: «Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà» (Gv 11,25). Tutto il resto: lavorare per la giustizia, per la pace, per la salvaguardia della dignità di ogni uomo e di ogni donna a qualunque religione, cultura e condizione sociale appartenga, costituisce quell’insieme di realtà penultime, non assolute, che trovano la pienezza di senso in quell’atto di dono, nella libertà e nell’amore, che è stato proclamato e compiuto nell’evento della Pasqua del Signore Gesù, mistero di croce e di gloria. È questo il punto cruciale, il caso serio, appunto, dell’esperienza cristiana che la rende unica e irripetibile davanti all’umanità. Se, invece, il riferimento a questo evento viene disatteso l’esperienza cristiana è ridotta ad essere agenzia assistenziale, oppure una ideologia, una morale o una filosofia come altre, che la storia ha espresso lungo i secoli in molteplici modalità.
+ Ovidio Vezzoli
Vescovo di Fidenza
Presidente Commissione Regionale per la Liturgia